“Ghost Boats” a Venezia: Citizen Science, Chimica Verde ed Economia Circolare in “Science of the Total Environment”

Aprile 1, 2025
“Ghost Boats” a Venezia: Citizen Science, Chimica Verde ed Economia Circolare in “Science of the Total Environment”

Venice Lagoon Plastic Free è lieta di annunciare la pubblicazione del paper
Ghost Boats’ in Venice: Environmental concerns, green chemical fingerprint, circular and sustainable end-of-life-solutionssulla prestigiosa rivista internazionale Science of the Total Environment!
La pubblicazione è il risultato del lavoro congiunto della Prof. Teresa Cecchi, delI’Istituto Tecnico Tecnologico “G. e M. Montani”, autore principale, e del Dr. Davide Poletto, direttore di VLPF.

L’articolo analizza il rilascio chimico delle imbarcazioni a fine vita, abbandonate in natura e i percorsi di recupero e riciclaggio delle medesime, grazie al partenariato di VLPF con GEES Recycling di Aviano nel quadro del programma permanente di VLPF: “The Ghost Boat Programme” iscritto tra le attività della Missione Oceano dell’Unione Europea.

Cosa sono le Ghost Boats?

Le Ghost Boats sono barche a fine vita, abbandonate lungo le secche, i corsi d’acqua ed i canali della laguna di Venezia. Si stima che a migliaia giacciano ora affondate, ora arenate anche da lungo tempo, in luoghi spesso difficilmente raggiungibili e generalmente non particolarmente frequentati e nondimeno da noi amati e rispettati.

Le Ghost Boats contribuiscono con la loro presenza a diffondere macro e micro contaminanti derivanti da resine e vetroresina, vernici, metalli. Inoltre, ostruendo i canali, a seconda delle maree possono rappresentare ostacoli pericolosi per la navigazione, oltre a minare l’integrità paesaggistica e naturalistica di Venezia e della sua Laguna, sito del patrimonio mondiale per il suo eccezionale valore ambientale e culturale universalmente riconosciuto (UNESCO 1987).

VLPF ha avviato un programma permanente per identificare, rimuovere e riciclare ogni Ghost Boat dalla laguna di Venezia, inclusi i componenti, i materiali plastici fibrorinforzati (FRP), i metalli e le plastiche.

 Punti principali del Paper

Nello studio il problema delle ghost boats è stato affrontato con un innovativo approccio collaborativo coinvolgendo studenti di chimica, NGOs e piccole e medie imprese specializzate in economia circolare, nel contesto del modello di business sostenibile del “Triple Bottom Line” (Pianeta, Persone, Profitto).

È interessante notare che in questo studio è stata ottimizzata una procedura analitica fine per identificare l’impronta molecolare di una vasta gamma di sostanze chimiche rilasciate in natura dalle barche abbandonate.

I campioni esaminati sono stati prelevati da tre siti tra loro limitrofi nella zona di Cavallino Treporti della Laguna di Venezia, in cui giacevano ormai da svariati anni imbarcazioni da diporto in vetroresina. I campioni di acqua, terriccio e fango prelevati in situ in triplicato sono stati analizzati a livello molecolare tramite HS-SPME-GC-MS  (HS : Headspace / SPME: Solid Phase Microextraction / GC:  Gas Chromatography / MS:Mass Spectrometry). Si tratta di una tecnica combinata. La HS-SPME permette di estrarre i composti volatili e meno volatili di un campione senza l’uso di alcun solvente; è quindi una una tecnica analitica adatta all’attenzione posta alla sostenibilità ambientale; la sua “greenness” è eccellente in base alla quantificazione mediante due scale universalmente riconosciute (AGREE ed Ecoscale).

La GC-MS separa gli analiti estratti grazie ad una efficiente colonna cromatografica e li identifica con la spettrometria di massa.
Nello specifico sono stati 43 gli analiti identificati, di cui 15 correlati alla chimica dei polimeri, 17 provenienti dall’ambiente biotico, altri derivanti da combustibili fossili, prodotti farmaceutici e sostanze chimiche comuni. Rilevati inoltre composti di origine vegetale di probabile provenienza antropica in quanto utilizzati nei prodotti per la cura personale e nei detergenti.

Particolarmente rilevante è la presenza di markers molecolari correlati alla depolimerizzazione del poliuretano, ampiamente utilizzato, con varie funzioni, nelle imbarcazioni. Alcuni di essi, come il toluene diisocianato e il diamminotoluene destano preoccupazione in base ai pittogrammi ad essi associati (Regulation (EC) No 1272/2008).
Essi sono riconosciuti come pericolosi per la vita acquatica e per la salute; la tendenza del toluene diisocianato ad idrolizzarsi probabilmente ne limita l’accumulo e fortunatamente, la rimozione delle barche potrebbe portare al miglioramento della qualità dell’ambiente acquatico; il potere autodepurante fu infatti dimostrato in un precedente studio proprio sulla laguna veneta (https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2021.146951)

Le preoccupazioni ambientali e sanitarie legate alla presenza persistente della vetroresina, comunemente utilizzata per la costruzione delle imbarcazioni, derivano dal fatto che essa condivide alcune proprietà chimiche e fisiche analoghe all’amianto: le fibre di vetro, composte da silicio e ossigeno in combinazione con altri materiali inorganici, subiscono processi di degradazione fisica e chimica con il tempo, rilasciando pericolose polveri di fibra di vetro.

I risultati dello studio confermano il potenziale rischio derivante dalla presenza di queste imbarcazioni abbandonate, e, secondo il principio di precauzione, ne sottolinea l’urgenza della rimozione per motivi ambientali e sanitari, mettendo in luce anche un evidente problema normativo e di governance ambientale affrontato da VLPF sulla base del principio di sussidiarietà.

Il fenomeno delle “ghost boats”, soprattutto legato alle barche da diporto a fine vita, è in crescita in tutti gli stati costieri e insulari d’Europa e contribuisce all’inquinamento dei nostri mari e delle nostre acque interne.

Tuttavia, in assenza di disposizioni normative nazionali e direttive europee ad hoc, la società civile può assumere un ruolo di primo piano per l’esplorazione di nuove filiere e l’organizzazione di nuovi modelli di gestione per lo sviluppo di una economia circolare dai compositi delle barche a fine vita.
Questo approccio si ispira al principio di sussidiarietà e agli obiettivi della Missione UE per gli Oceani e le Acque Interne da raggiungere entro il 2030, di cui VLPF fa parte.

L’articolo illustra inoltre le possibili soluzioni di riutilizzo per l’arredo urbano dei materiali derivanti dalle “Ghost boats”, già sperimentate e commercializzate con successo da Gees Recycling e non da ultima, una prima distinzione concettuale alla base della differenza tra End of Life Boats (EOLB) e Ghost Boats.

Leggi l’articolo completo qui: ‘Ghost Boats’ in Venice: Environmental concerns, green chemical fingerprint, circular and sustainable end-of-life-solutions – ScienceDirect

 

 

 

 

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